Progetti
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PremessaL'impiego della "creatività" nel campo delle teorie e delle pratiche pedagogiche è sempre più ricorrente. Mentre fino a pochi anni fa essa veniva riferita quasi esclusivamente ai primi sviluppi delle facoltà razionali, intuitive ed affettive del bambino e si riconduceva quindi ai processi educativi che caratterizzano la scuola materna ed elementare, oggi si sostiene che la creatività debba non solo caratterizzare ogni attività di apprendimento, ogni espressione culturale e di ricerca, dalla scuola secondaria all'università, ma che debba investire addirittura lo sviluppo psico-intellettuale dell'uomo in ogni stagione della sua vita; debba, cioè, essere una costante dell'educazione permanente. Anche l’assunzione di un impegno verso la società in cui si vive può essere concepito in modo creativo, senza per questo diminuirne l’efficacia e l’importanza, e rientra nella formazione permanente della persona. Si potrebbe affermare, piuttosto, che agire con creatività stimoli l’impegno e lo modelli secondo le capacità e le possibilità del singolo: mettersi in gioco diventa più facile perché presume una personalizzazione dell’impegno. La stessa percezione del concetto di «aiuto» cambia faccia: non più una lente d’ingrandimento presa in prestito da un laboratorio medico, ma un labirinto di specchi dove si può scegliere l’immagine che più ci somiglia o ci diverte. La creatività diventa il metodo per osservare da altri punti di vista una problematica presente da anni ma sempre sottovalutata - quella dell’handicap – unendo la doppia possibilità di osservare quello che la sensibilità di altri ha realizzato, e di sperimentarsi, creando dei prodotti originali su temi simili. La diversità che si vuole sottolineare è quella che viene percepita dal singolo quando le sue difficoltà non vengono considerate tali dalla società, quando la qualità della sua vita subisce un repentino peggioramento. L’importante sarà rintracciare ed evidenziare le disabilità invisibili, gli handicap nascosti, le difficoltà non percepibili. È nei piccoli impedimenti quotidiani che nasce il vero disagio ed è sempre lì che il disagio si trasforma in isolamento ed estraniazione dal mondo. Far conoscere è già un modo per dare un’opportunità di migliorare le condizioni di vita a chi è disabile. Sensibilizzare è un traguardo possibile. Riflettori sull’handicap Parte da questa premessa generale il progetto che Il 2003, infatti, è stato definito come l’anno europeo dedicato alle persone disabili, ma l’impegno non può essere limitato nel tempo. I dati forniti da Handicapincifre individuano circa 2 milioni 824 mila disabili in Italia. La loro possibilità di ricevere un’istruzione è fortemente cambiata - il 38% dei disabili tra i 15 e i 44 anni possiede un diploma o una laurea contro il 14% di quelli tra i 45 e i 64 anni - però, nonostante le iniziative volte ad un loro inserimento professionale, le cifre che indicano i disabili lavoratori non hanno avuto la stessa crescita. È un dato importante se si guarda al lavoro non solo come un modo per essere autonomi economicamente, ma anche per relazionarsi e interagire con il mondo esterno: tanti disabili soffrono di solitudine. Durante la “II Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità” (Bari, 14-16 febbraio 2004) questo fattore è stato posto in rilievo. Le persone portatrici di handicap hanno diritto al tempo libero poiché esso rappresenta la sfera della vita in cui ci si confronta coi propri bisogni, desideri, ambizioni. La maggior parte dei cittadini europei percepisce questo spazio come un diritto cui non si vuole rinunciare a meno di non ridurre la propria qualità della vita e così dovrebbe essere anche per le persone portatrici di handicap. La partecipazione sociale delle persone con disabilità costituisce la sfida più grande e più difficile da affrontare, perché in essa si vengono a sommare problematiche derivanti non solo dalla condizione di disabilità del soggetto, ma sopratutto e principalmente dal contesto ambientale e culturale. Ci sono dei casi, poi, in cui la disabilità non viene riconosciuta in quanto non visibile apertamente. Le persone in attesa di trapianto o trapiantate, per esempio. A seconda dei diversi casi di trapianto, il soggetto che subisce l’intervento resta portatore di handicap dal 60 al 90% perché ha bisogno di cure continue che lo aiutino a superare il trapianto sia a livello fisico che psicologico. La legge preposta alla valutazione dell’handicap (legge n°104 del 5 febbraio 1992) vuole prevenire lo svantaggio sociale secondario alla menomazione, mirando a valorizzare le potenziali capacità dell’individuo, perché si proietta nell’ambiente sociale, relazionale e lavorativo. Nel caso del trapiantato è complicato riuscire a comunicare agli altri le reali difficoltà di ripresa, fisica e psicologica, dopo un duro intervento come quello del trapianto di organo: non tutti ritornano ad una vita tranquilla a causa della grande quantità di farmaci da assumere e dell’attitudine psicologica a non sentirsi mai “normali”. In questo ambito, così delineato ma pur sempre vastissimo, si inserisce la volontà di intervenire della Trio Italia Onlus, Comitato per Perchè il cinema? Unire l’esperienza di queste due associazioni in un progetto di utilità sociale e di creatività è, pertanto, come puntare i riflettori sull’handicap, per dare visibilità e voce a una problematica di vaste proporzioni. La proposta che qui si espone nei dettagli è quella di realizzare un corso di “scrittura filmica” per animatori, finalizzato alla diffusione della cultura della donazione degli organi, che si concluda con un “festival del Cortometraggio”, durante la manifestazione “Notti di Luce sulla Costa degli Dei”. La creazione di un prodotto filmico viene ad assumere in questo modo un'importanza tutta particolare perché, per sua struttura, valorizza proprio il concetto di didattica integrata e di lavoro di gruppo finalizzata al dovere civico e alla costruzione di una società sensibile ai bisogni. Il progetto si svilupperà in almeno tre fasi così distinte:
Il Festival si inserirà nella manifestazione“Notti di Luce sulla Costa degli Dei”. Al suo interno, oltre alla proiezione di pellicole note, verrà dedicato ampio spazio alle produzioni originali confezionate nella prima fase del progetto dai partecipanti al corso di formazione. Con l'intento di utilizzare le immagini filmiche come input per capire e capirsi meglio, si intende sottoporre ai cittadini alcune opere cinematografiche e invitare ad una lettura attenta sia della tecnica cinematografica che dei messaggi. Non è infrequente, infatti, il caso in cui spettatori di diverse età, identificandosi nei personaggi delle storie filmiche, trasformano la visione di un film in una sorta di operazione terapeutica con indubbi risvolti positivi di maturazione e di crescita. Le luci dello schermo servirebbero, insomma, per diradare le ombre dell’ignoranza e dell’egoismo, dando spessore ad un’iniziativa che, pur partendo da un piccolo comune della Calabria, ha tutta la forza per varcare confini strettamente geografici, psicologici e sociali. Parlando di handicap difficilmente si riesce ad evitare un tono di commiserazione. I muti, gli storpi, i dementi, i pazzi, i "diversi" suscitano pietà, giacché, secondo il parere dei "normali", non riusciranno mai a vivere nella serenità e nella gioia. Per i cineasti, invece, poche cose sono tanto allettanti quanto la costruzione di storie sulla diversità. Si trovano, infatti, in essa due importanti elementi dello spettacolo: la "particolarità" del caso, che rende la storia non comune e, per questo, interessante e originale, e la possibilità di coinvolgere emotivamente lo spettatore. Nel programma delle proiezioni, allegato al progetto, si potevano inserire altri film più attinenti al tema, ma abbiamo indirizzato la nostra scelta verso handicap che, probabilmente senza saperlo, ci portiamo dietro anche noi da un po' di tempo. Un progetto in più fasi L’esposizione dettagliata del progetto chiarisce le premesse teoriche. Apparirà chiaro, allora, come l’obiettivo di ottenere apprezzabili risultati tecnici sia subordinato a quello di coinvolgere - “scalino dietro scalino” – un rilevante numero di persone. Le fasi che lo compongono – il corso riservato agli animatori, la creazione di cortometraggi, il festival del cortometraggio, la manifestazione “Notti di Luce sulla Costa degli Dei”, la produzione di testi – sono strettamente legate tra di loro come vasi comunicanti e non separabili. Prima fase Esperti della Trio Italia Onlus e del C.C.R. di Roma realizzeranno, in un tempo ristretto (4 giorni: 6 incontri della durata di 3 ore ciascuno) un corso di scrittura filmica indirizzato ad un gruppo (20/30) di docenti e/o di animatori, secondo il programma che segue: 1° incontro ( a cura della Trio): - presentazione del corso (CCR) e finalità (TRIO) - cosa si intende per “sociale” - la comunicazione sociale - l’importanza delle immagini del saper leggere e decodificare 2° incontro (CCR): - come nasce un film: idea, soggetto, sceneggiatura, realizzazione - elementi di linguaggio filmico: inquadratura, campi e piani, sequenza, scene - elementi tecnici: telecamera, luci, suono, montaggio visivo e sonoro 3° incontro: - creazione di un prodotto divisione per minigruppi ideazione di soggetti scelta del (o dei) soggetto (i) da realizzare 4° incontro: la sceneggiatura: come si scrive lavori di sceneggiatura di gruppo accettazione della sceneggiatura - divisione dei gruppi: - sceneggiatori - attori - tecnici (luci, musica, rumori…) - maestranze (trucco, trovarobe, altro…) 5° incontro: - prove - Si gira - Montaggio: visivo e sonoro 6° incontro Visione prodotto realizzato Conclusione del corso Seconda fase I corsisti (che comunque avranno la possibilità di poter continuare a fare riferimento per consigli e consulenza alla Trio Italia Onlus e al C.C.R.) trasferiranno con tempi più allungati le nozioni e le tecniche apprese ad un gruppo più vasto (la classe, l’associazione cittadina, il gruppo parrocchiale, ecc.), realizzando cortometraggi sul tema dell’handicap. Terza fase i migliori lavori realizzati saranno proiettati in occasione della manifestazione “Notti di luce sulla Costa degli Dei” in una sezione a parte che potrebbe intitolarsi “Festival del cortometraggio”. Parallelamente al lavoro dei corsisti per la preparazione dei video, Nell’arco di una settimana (preferibilmente alla fine di Luglio), si intende proporre 7 film che propongono storie di “piccoli e grandi handicap”, dandone la massima visibilità nel Comune di Parghelia e dintorni. La visione del film - ad ingresso gratuito – sarà preceduta da una breve introduzione di un volontario TRIO, scelto tra i partecipanti al corso di formazione, seguito da un esperto del Comitato per Alla fine di ogni proiezione interverrà un invitato-esperto (psicologo, medico, sacerdote, politico, docente, attore, regista) per una considerazione finale ed eventualmente per un pubblico dibattito. Ultima fase Sarà dedicata alla valutazione dell’evento e al lavoro di redazione dei testi e degli atti del Festival che verranno pubblicati. Questo periodo è da considerarsi fondamentale per raccogliere le proposte di chi ha contribuito alla realizzazione dell’evento e organizzarle in vista di una nuova progettazione del festival del Cortometraggio nell’anno successivo. Produzione materiali: - Schede filmiche di presentazione (a cura dei volontari in opera presso - Pubblicazione degli atti Obiettivi - Utilizzare le immagini filmiche e le storie narrate per provocare una serie di reazioni che dovrebbero servire da pretesto per considerazioni di ordine medico, psicologico, sociale e culturale. - Sfruttare il mezzo cinematografico per migliorare la conoscenza di se stessi e il rapporto con gli altri. - Contribuire all'integrazione dei portatori d’handicap nella società, favorendo una serie di scambi affettivi, sociali, culturali; - Fornire ai cittadini l'occasione di conoscere i problemi connessi all’handicap; - Risalire dalla narrazione filmica alle testimonianze di vita per comprendere e accettare quanti, oggi, chiedono il nostro aiuto. - Proporre all’attenzione dell’opinione pubblica un’iniziativa dal rilevante spessore umanitario e culturale In base al numero dei lavori consegnati alla segreteria organizzativa, una o due sere della manifestazione saranno dedicate al “Festival del Cortometraggio”. PROGRAMMA DI “NOTTI DI LUCE SULLA COSTA DEGLI DEI” 1° serata: data: …………….. "Se questo è un handicap” ore 21 - Presentazione Visione film Ivo il tardivo di Alessandro Benvenuti Incontro con ………………… (direttore di una comunità di recupero). Dibattito 2° serata: data: …………….. "L’handicap dell’essere donna” ore 21 - Presentazione Visione film Osama di Siddiq Barmak Incontro con …………………………. (una donna) Dibattito 3° serata: data: …………….. "Quel brutto handicap della vecchiaia” ore 21 - Presentazione Visione film Caccia alle farfalle di Otar Iosseliani Incontro con ……………………………… (medico) Dibattito 4° serata: data: …………….. "L’handicap della violenza” ore 21 - Presentazione Visione film Io non ho paura di Gabriele Salvatores Incontro con …………………. (sociologo) Dibattito 5° serata: data: …………….. "L’handicap del fanatismo” ore 21 - Presentazione Visione film Il miracolo di Edoardo Winspeare Incontro con ………………………… (sacerdote) Dibattito 6° serata: data: …………….. "L’handicap della razza” ore 21 - Presentazione Visione film “Train de vie” di Radu Mihaileanu Incontro con …………………… (storico - politico) Dibattito 7° serata: data: …………….. "L’handicap del trapianto” ore 21 - Presentazione Visione film John Q di Nick Cassavetes Incontro con ……………………… (trapiantato) Dibattito Metodologia di lavoro: Le proiezioni dovrebbero svolgersi in luogo aperto (ma è bene tenere a disposizione anche un locale chiuso) Questa la scaletta di ogni serata: - Presentazione del film - Proiezione - Intervento dell’invitato-esperto |