Articoli ed approfondimenti

Dal Libro "Foglie Verdi", parte I "Rami D'Albero", Articolo 4/9


Il pensiero della morte

 

Nessuna cosa manda tanto in crisi l'uomo come il pensiero della morte. Le delusioni d'amore, il fallimento sul lavoro, i tradimenti degli amici, la scoperta di avere creduto in un ideale sbagliato¼ tutto passa in secondo ordine di fronte alla morte. C'è un'espressione comune che condensa in modo perfetto tutto questo: l'importante è avere la salute! Ma certo: l'importante è stare bene, sorridere, andare avanti, guardare il futuro facendo progetti e sognando. Poi, d'un tratto, arriva il colpo che mai ci saremmo aspettati e il risveglio è amaro. La nostra malattia diventa il centro di ogni riflessione e non c'è niente che possa eliminarla dai nostri pensieri. Di più: non riusciamo a capire come gli altri continuino a fare una vita regolare, a comportarsi normalmente. Vorremmo che il mondo si fermasse e che tutti si interessassero a noi, che gli scienziati trovassero la medicina che ci necessita, che gli ospedali funzionassero, che si trovassero donatori di organi in quantità. La verità è che, per la prima volta, ci si pone in modo drammatico la precarietà della nostra esistenza.

R. Carrington nella Guide to Earth History rileva che, se riuscissimo a contrarre il tempo dell'esistenza del nostro pianeta in un anno, l'uomo si presenterebbe sulla scena del mondo alle 23,45 circa del 31 dicembre e il tempo della storia scritta sarebbe limitato agli ultimi 60 secondi dell'anno. Per quanto ci si sforzi a non lasciarsi impressionare da certe singolari affermazioni dei filosofi, nemmeno il lettore più distratto può fare a meno di turbarsi di fronte ad una simile "rivelazione". Allo shock iniziale, tuttavia, fa inevitabilmente seguito una riflessione che porta a ridimensionare tutte le ansie e le paure dell'uomo, tutte le lotte e le guerre della storia, tutto ciò che ostacola il rispetto per gli altri.

E nasce - dovrebbe nascere - spontanea la generosità, l'idea di non rendere ancora più breve la nostra esistenza con la miopia. Se dopo di noi continuasse ad esistere una parte del nostro organismo, probabilmente, dovremmo sentirci più importanti di chi ha detto con incredibile spocchia "dopo di me il diluvio" e che, al contrario, la storia ha definitivamente seppellito.

Ma per fare ciò è indispensabile, all'interno della cultura ufficiale, aiutare chi (come la Trio Italia) vuole aprire una pagina nuova: quella della cultura del trapianto.

         Egidio De Luca



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