Esperienza di auto-mutuo-aiuto
di Maria Teresa Vendettuoli
Questi mesi trascorsi alla Trio sono stati molto proficui, mi hanno dato tanto, non solo come formazione ma come consapevolezza di aver ricevuto e di poter dare qualcosa di importante agli altri.
Purtroppo ho perso la mia battaglia per la vita e tale sconfitta è stata tanto più cocente per quanto fossi convinta di potercela fare dato che, malgrado le difficoltà sia morali che materiali e senza alcun appoggio, tranne quello dei miei figli, sono riuscita a portare mio marito nel posto più qualificato del mondo per i trapianti, al Presbiterian Hospital di Pittsburgh (USA).
Ma purtroppo siamo arrivati tardi, abbiamo perso tanto tempo presso gli ospedali italiani che non si decidevano a dirci cosa fare, finché un medico del San Camillo – ed era passato ormai più di un anno e mezzo da quando mio marito era andato in coma epatico e portato al pronto soccorso di un ospedale romano – ci disse che riteneva opportuno il trapianto di fegato, e di metterci subito in lista di attesa.
Per la lista di attesa in Italia c'era da attendere come minimo sei mesi, per questo decisi di andare negli Stati Uniti dove questi interventi erano più solleciti e ben organizzati.
Purtroppo il tempo perduto, in questi casi, molto difficilmente si può recuperare e malgrado le eccezionali cure e le attenzioni dei medici, le cose precipitarono e dovemmo rientrare in Italia, dove dopo pochi giorni dopo mio marito morì.
Tutta questa perdita di tempo e di energie fu causata dalla totale ignoranza su cosa fosse più opportuno fare a chi rivolgerci per saperne di più, quale strada percorrere.
Debbo dire anche che i medici italiani che abbiamo trovato in quel momento e negli ospedale scelti casualmente e per necessità, non ci diedero mai delle informazioni chiare e complete sulla malattia e come procedere. Anzi credo proprio che non capivano quale era la situazione, andavano a tentativi e non riuscivano a decidere cosa fosse più opportuno fare. Insomma ci hanno fatto perdere un sacco di tempo prezioso.
Ed è per questo che ritengo che una informazione precisa, completa ed efficace su cosa fare in certe circostanze, dove andare e a chi rivolgersi senza perdere tempo prezioso, sia fondamentale.
Devo confessare che dopo la morte di mio marito, non avevo proprio alcuna voglia di incontrare persone che invece erano riuscite a farcela e per far parte del gruppo di mutuo aiuto debbo dire grazie alla pazienza ed alla perseveranza di Egidio De Luca, Presidente della TRIO, che ho conosciuto proprio nell'ospedale di Pittsburgh, che non si è mai stancato di telefonarmi.
Infatti ho faticato un po' ad inserirmi nel gruppo, ma ora posso dire che mi sento totalmente integrata, anzi sto proprio bene con me stessa e con gli altri perché ho ricevuto molto da questi incontri che mi hanno arricchito profondamente e mi hanno ridato quella pace e quella serenità con il mondo che mi circonda e con tutti coloro che hanno vinto la loro battaglia per la vita, che credevo avere perso irrimediabilmente.
Spero tanto perciò che quanto appreso con l'esperienza che ho vissuto – che per quanto possa apparire negativa mi ha dato e mi ha insegnato tanto – e quanto ricevuto dal gruppo di mutuo aiuto della TRIO, mi abbiano dato la capacità di poter trasmettere agli altri quanto appreso ed essere pertanto di aiuto a coloro che hanno intrapreso o che si accingono ad intraprendere la loro battaglia per la vita.