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Data: 10/9/08
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marco recchiuti

  • Discorsi
     
    Data: 17/11/04
    di Egidio De Luca


    15 novembre 1994

     

    Omaggio della Trio Italia a Nicholas Green un mese dopo la sua morte.

    Il discorso è stato pronunciato nella Protomoteca del Campidoglio.

     

    Il 1 ottobre, a Roma, un fegato, un cuore, due reni ed un pancreas venivano espiantati a Nicholas Green,

    per essere trapiantati a cinque bambini italiani.

    Due cittadini americani, Reginald and Margaret Green, hanno consentito che questa donazione avvenisse, senza fraporre alcun ostacolo.

    Oggi, a distanza di pochi giorni, voglio dedicare un omaggio a Nicholas Green. 

     

    E se non ci fosse un fratello…

     

    Una delle prove continue con cui il tempo della nostra vita ci costringe a misurarci e tra le più importanti, se non la più importante, è la lotta fra il Bene ed il Male, tra i nostri istinti positivi e negativi in un conflitto tutto interiore.

    Chi non ricorda, bambino, la tabella affidata al capoclasse con la distinzione tra buoni e cattivi? E come veniva evidenziata la sua evoluzione?  Dal numero di crocette che si aggiungevano e si toglievano.

    Più buoni niente crocette: rappresentazione del traguardo della normalità.

    Più cattivi tante crocette: rappresentazione del disordine, della mancanza di autocontrollo.

    Niente di più serio e di più vero. Ognuno di noi allo stesso tempo è capoclasse e scolaro; ognuno di noi giudica inconsciamente ma continuamente  con il proprio metro quanto di positivo e di negativo esiste in sé stesso e nel modo che lo circonda.

    Tutto ciò si definisce giudizio soggettivo, cioè frutto della propria educazione, della propria sensibilità psicologica, della propria costituzione fisica.

    Certo è giudizio personale, e per questo limitato e superficiale. Vale poco. Si applica alle cose di poco conto, alle cose che provocano in noi un certo piacere o un certo dispiacere, con il quale o senza il quale potremo vivere la nostra normalità senza problemi ed eccessive preoccupazioni.

    I latini chiamavano questa normalità "aurea mediocritas".

    Ma quando si è costretti ad abbandonare la normalità per avviarsi in una salita sempre più ripida e lunga, e difficile, verso picchi che consideriamo insormontabili; quando si è costretti a scendere  dalla superficie in profondità, sempre più giù, più giù, fino a raggiungere la voragine; allora la nostra costituzione, il nostro essere, il nostro sentire perde le caratteristiche personali, le valutazioni diventano estremamente serie ed universali.

    Il giudizio, il pensiero e l'affanno del presente si abbandonano; l'oggetto della ricerca si sposta più in là.

    Nasce un "homo novus" che tende  ad identificarsi con una immagine depurata dalla singolarità dell'individuo, di cui perde le scorie della grettezza e della meschinità che lo rendono entità inferiore. Esso è avviato ad elevarsi a livello superiore costruito e arricchito della sua positività. Modello di una umanità intesa come nucleo unico, insostituibile, valido e presente in ogni essere di razza umana, di ieri, di oggi e di domani.

    Modello di umanità vera che guarda in alto, che si avvicina alla scoperta del mistero della vita e ne assapora forse il senso più giusto.

    E perché?

    Perché il vero valore delle cose si misura con la giusta bilancia solo nel momento in cui queste si stanno per perdere, e più si vanno perdendo e più la misura è giusta, e avanti così por infinitesimi.

    E' così nel momento in cui tutto si consuma, nel momento in cui la serena rassegnazione sta mettendo a posto l'ultima tessera del mosaico, ed i valori finali stanno per essere definiti, ecco che il granitico secolare monumento dell'egoismo umano si sgretola, si polverizza, sparisce.

    Ecco davanti a noi apparire l'orizzonte dell'Infinito più splendido!

    Ecco un Uomo destinato a lasciare la sua orma terrena, che sprigiona l'ultimo potente quizzo della sua generosità, magari fino ad allora nascosta, e compie un atto di infinito amore umano.

    In Paradiso i suoi organi ancora vitali non servono più, ed allora li dona!

    Li dona ad un altro uomo che non conosce, forse ad un uomo di un'altra terra che non è la sua, di sesso, di lingua e di razza diversa dalla sua. E' un altro?

    No! E' suo fratello!

    Una persona sconosciuta è l'oggetto del suo amore!

    Questo atto d'amore sconfina da ogni limite terreno, geografico e politico, supera le leggi, i pantani e tutte le miserie umane.

    Esso scopre la presenza e la forza del "prossimo tuo" che ascende tra le fila degli angeli!

    Il Male è sconfitto, il Bene trionfa, il genere umano rinnova il patto della legittimità e della dignità della propria esistenza.

    Io non ti conosco, ma sono stato e sono Tuo fratello, amico mio!

    Ora voglio gridare con tutta la mia voce e con tutta la mia forza e tu lasciami gridare: Ti amo fratello mio! Tu mi hai ridato la vita!

     






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