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marco recchiuti

  • Calabria ultima nella donazione degli organi
     
    Data: 13/11/05
    A Catanzaro, in un seminario, la spiegazione di un dato sconfortante.



    Per quanto riguarda il settore delle donazioni e dei trapianti d'organo, l'Italia nel suo complesso raggiunge quota 21% (per milione d'abitanti), parecchio dietro ad uno stato come la Spagna (effetto Galizia, sua regione interna) che si attesta, invece, a quota 34,6% collocandosi, in un'ideale graduatoria, al primo posto assoluto nel mondo.
    Ed anche qui, purtroppo, se si fa qualche raffronto tra le regioni italiane, a fronte di un 68% dell'Emilia Romagna, la Calabria si ritrova all'ultimo posto con il suo modesto 12%.
    Un'analisi amara quella venuta fuori nel seminario organizzativo in un noto centro congressi di Santa Maria di Catanzaro dal Coordinamento d'area donazione e trapianti delle province di Catanzaro e Vibo Valentia, dall'azienda ospedaliera "Pugliese – Ciaccio" di Catanzaro e dalla Regione Calabria ed il cui tema è stato: "La scelta di donare". "Ciò significa- sostiene lapidario il direttore del Centro nazionale dei trapianti (Cnt), Alessandro Nanni Costa- che le donazioni di organi in Calabria sono inferiori rispetto al numero dei posti letto. Avrebbero dovuto essercene di più". Non solo.
    "Il calo delle donazioni è la conseguenza di un ridotto numero di segnalazioni di morti celebrali e dunque di accertamenti da parte dell'equipe medica preposta nei diversi ospedali. Per cui, continua il professore, questo stato di cose rallenta da un lato e riduce dall'altro i trapianti facendo allungare i tempi di una lista di attesa in cui compaiono pure dei decessi. Purtroppo, ammette il direttore nazionale del Cnt, abbiamo avuto dei riscontri in questo senso e non abbiamo dubbi a riguardo".
    L'analisi di Costa che risparmia dai suoi attacchi la Sardegna che sta sensibilmente recuperando in poco tempo e lodato l'Abruzzo (42%) è letteralmente impietosa e senza attenuanti per la Calabria. La nostra Regione contende così alla Puglia l'ultimo posto in Italia in fatto di donazioni e dunque di trapianti. Evidentemente, come rileva ancora il prof. Costa, qualcosa nel complesso meccanismo della sanità calabrese, "che fa fatica", non funziona a livello di organizzazione interna "per cui spetta, adesso, alle istituzioni e non certo al Cnt invertire la tendenza".
    Il direttore nazionale del Cnt è chiaro. Il suo ammonire, pur sentendosi "ostinatamente ottimista", è esplicito e senza fronzoli: occorre invertire un trend negativo che dopo il 2004 si sta tristemente ripetendo anche quest'anno, "per cui occorre rimboccarsi le maniche". Eppure la Calabria aveva iniziato bene. Già all'atto della costituzione, nel 2003, del "Centro donazione e trapianti" all'interno dell'ente Regione. Ne sa qualcosa in più lo stesso suo coordinatore, Pellegrino Mancini che rileva come ben 25 quell'anno furono i casi di donazione in tutta la Calabria. Numero che subì un drastico calo- come già riferito all'inizio- all'incirca della metà l'anno successivo. Se è vero come è vero, allora, che anche l'informazione tra i cittadini debba diffondersi più massicciamente (e su questo fronte, Mancini e la coordinatrice del corso, Elisabetta Macrina lo stanno già facendo anche nelle ultime classi delle scuole superiori d'intesa con le associazioni di volontariato), è pur vero come non basti soltanto questa promozione sul territorio della cultura della donazione, anche perché , a sentire Mancini e Costa, delle "opposizioni" da parte di alcuni familiari continuano, tuttavia, ad esservi.
    Anche se dello stesso parere non sembra proprio essere il professore Costa, almeno sulla base di quanto dichiara nella sua relazione, giacché i consensi dei familiari "che vanno sempre ringraziati" ci sono. Certo è che, l'informazione tra i cittadini deve comunque continuare ad essere incentivata, in ogni modo. Pertanto, la riduzione dei ricoveri cosiddetti "impropri" ed una migliore organizzazione interna negli ospedali possono fare sicuramente crescere il livello delle donazioni pure in Calabria inseguendo quel tanto osannato "modello spagnolo" testimoniato dalla presenza del dirigente spagnolo dell'ospedale de La Coruna, Jacinto Sanchez Ibanez che ha sostenuto come l'Italia stia progredendo su questo versante e come gli occorreranno pressappoco altri cinque anni per raggiungere altri buoni risultati oltre quelli che già stanno conseguendo e che purtroppo non sono ancora del tutto sufficienti.

    Vito Fabio

    Da "Il Quotidiano della Calabria"






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